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Le battaglie di samurai fanno venire in mente duelli eroici in campo aperto e armate che combattono fino al calare della sera. Ma i confronti più frequenti era quelli dettati da strategie lente e crudeli: gli assedi. Nel 1581, al castello di Tottori, i fratelli Hashiba sigillarono la fortezza, bloccarono i rifornimenti e si sedettero a guardare. La battaglia si trasformò in agonia: migliaia di abitanti finirono per perdere, poco per volta, il guscio della propria umanità. Oggi analizziamo questa pagina oscura della storia giapponese: un dramma psicologico, e persino biologico, che trova un riscontro agghiacciante nella medicina dei nostri giorni.
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Julius Evola descrive il rapporto tra il samurai e il Tennō come fondato sulla proiezione di un'ideale spirituale; parla di valore rituale e una via di realizzazione interiore. Questa discorsi. tuttavia, non riflettono la realtà storica. Il vero cuore della classe guerriera era influenzato dal principio pragmatico dei "favori e servizi", che spingeva il samurai a servire il padrone in vista di terre e ricompense concrete. Esploriamo la dinamica del potere nel Medioevo, analizzando i reali confini dell'autorità imperiale e andando oltre le interpretazioni teoriche occidentali.
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Lettera di rearguizione di Oda Nobunaga, risalente all'ottavo mese del 1580 e indirizzata a Sakuma Nobumori e suo figlio Nobuhide
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La memoria dei defunti, nella cultura giapponese, non si esaurisce con il funerale, ma si rinnova attraverso precise ricorrenze collettive. Per meglio comprendere l'anima di questi rituali, nel presente post analizziamo un particolare "Scritto del Dharma", recitato per la tredicesima commemorazione di Taigen Sōfu. Eminente maestro della scuola Rinzai, ma anche ufficiale militare, la cui figura si staglia sul confine tra meditazione e politica. Assistendo a un rituale d'epoca, sveliamo un mosaico inatteso: Tra i fumi dell'incenso emerge uno scorcio inedito sulla complessa vita, filosofica e burocratica, degli antichi monaci Zen.
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Nel Giappone del passato, l’identità del samurai non si esprimeva soltanto attraverso le armi. Anche l’acconciatura aveva un valore specifico: in parte elemento estetico, ma, e soprattutto, un segno visibile di appartenenza e status, riconosciuto socialmente e politicamente. La caduta dei capelli poteva quindi tradursi in una perdita concreta di posizione, oltre che di reputazione. Nel presente articolo ricostruisco il significato di questo elemento tra fonti storiche, pratiche punitive e trasformazioni moderne.
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Un guerriero italiano alla guida di un'unità di artiglieria samuraica nel Giappone del sedicesimo secolo è un’immagine potente, ma storicamente problematica. La figura di Yamashina Katsunari, alias Rorutesu, è riemersa in epoca moderna attraverso sporadici tentativi di ricerca, eppure un'analisi rigorosa delle prove suggerisce che ci si trovi di fronte a uno dei falsi storici più artificiosi dell'era dei samurai. Dalle presunte udienze papali all'uso anacronistico dei cannoni sul campo di battaglia, il mito del samurai venuto da Roma rivela molto sulla necessità culturale di riscrivere il passato, ma non trova riscontri nella realtà degli scambi tra Europa e Giappone. Nel mio nuovo post analizzo le fonti e le incongruenze di questa biografia sospetta.
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