Il passato del Sol Levante è una dimensione esotica complessa da narrare al grande pubblico occidentale: tanto complessa che si avverte spesso il bisogno di un "ambasciatore" geograficamente vicino a noi che possa farci da guida.
È accaduto con Nathan Algren, protagonista de L'ultimo samurai, vagamente ispirato alla figura storica del francese Jules Brunet, che addestrò le truppe locali e combatté davvero al loro fianco. Più recentemente, Disney ha trasmesso il racconto fittizio della vita di William Adams (John Blackthorne nella serie Shōgun), celebre samurai inglese che tuttavia, nella realtà, si occupò più di amministrazione che di arti belliche.
Il settore videoludico ha contribuito proponendoci la storia romanzata dell'africano Yasuke: un personaggio realmente esistito, ma che non fu affatto un nobile in armatura come alcuni vorrebbero farci credere. A lui dedicai un articolo anni fa, proprio per chiarire alcuni fraintendimenti.
I tre personaggi citati sono figure storiche autentiche, sebbene i loro trascorsi siano stati spesso travisati per esigenze di marketing; tuttavia, le loro non sono le uniche cronache su samurai (o presunti tali) stranieri messe per iscritto prima che il Giappone diventasse una nazione moderna.
In questo post vi parlo di un'altra figura che ha destato un certo interesse in Giappone nel secolo scorso: un italiano (romano per la precisione), che avrebbe servito un clan di samurai tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'epoca pre-moderna: Yamashina Katsunari, alias Rorutesu.
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Japan on Film: Swords, Samurai and Conversations
Partiamo dal cognome, che non sembra affatto italiano. L'unica attestazione conosciuta lo presenta come "Rorutesu".
I giapponesi tendono ad adattare foneticamente i nomi stranieri e, in questo caso, risalire con certezza alla pronuncia originaria è pressoché impossibile.
Sul web è specificato che il suo nome proprio è Giovanni, ma tale dettaglio non trova riscontro nelle fonti antiche.
Disponiamo invece del suo appellativo giapponese: Yamashina Katsunari, guerriero al servizio del clan Gamō, una casata di samurai cristiani. Ci sono rimasti diversi documenti lasciati dai Gamō e in nessuno di essi si fa menzione di questo servitore italiano, con l'unica eccezione del Compendio dei diari del Segretariato (御祐筆日記抄略).
Questo testo sembrerebbe basarsi sul più celebre Cronache del clan Gamō (蒲生家記), che offre una sintesi della storia dei padroni di Rorutesu; tuttavia, entrambe le fonti appartengono a un'altra epoca e hanno i loro problemi di autenticità.
Sunrise
蒲生氏郷伝説
Il Compendio riporta che Rorutesu avrebbe presentato una richiesta scritta per servire il clan Gamō nel 1577. Il capoclan Ujisato avrebbe quindi indetto una riunione con i propri generali per decidere il da farsi: ci fu chi avrebbe caldeggiato l'accoglienza, vedendo un vantaggio nella sua esperienza con le armi da fuoco, e chi avrebbe proposto di rifiutare, ritenendo umiliante affidarsi alla tecnologia di uno straniero per condurre guerre.
Alla fine si sarebbe deciso di ingaggiare Rorutesu offrendogli un semplice sostentamento (扶持) in denaro o risorse: una ricompensa concessa solitamente a rōnin o mercenari. L'italiano avrebbe accettato, iniziando così la sua carriera presso i Gamō; tuttavia, per oltre un lustro non avrebbe dato prova di sé e il Compendio non offre informazioni sui suoi primi anni al servizio del signore nipponico.
Proseguendo, la fonte riferisce che Rorutesu avrebbe viaggiato quattro volte in pochi anni, facendo avanti e dietro dall'Italia al Giappone. Avrebbe incontrato il Pontefice di allora, offrendogli oro e doni in cambio di armi da fuoco che, presumibilmente, i Gamō usarono per condurre le loro guerre. I viaggi sarebbero avvenuti tra il 1584 e il 1589 e, a uno di essi, avrebbe preso parte anche un fratellastro del capoclan.
Tuttavia, in verità simili missioni diplomatici sono state infrequenti nella storia nipponica: la storiografia ufficiale riporta solo due occasioni in cui dei samurai viaggiarono nel Vecchio Continente per incontrare i potenti europei. La prima risale al 1582 e la seconda al 1613. Entrambi gli eventi furono possibili grazie alla collaborazione tra ordini cristiani, come gesuiti e francescani, e signori feudali giapponesi molto potenti. Nel caso di Rorutesu, invece, si parla di viaggi avvenuti in altri periodi, e patrocinati da un singolo feudatario inizialmente neppure troppo influente.
In ogni caso, il romano avrebbe ricevuto un terreno di 500 koku come ricompensa per il lavoro diplomatico svolto. La concessione è presentata come un "incremento" territoriale: un dettaglio importante, poiché suggerisce che Rorutesu sarebbe già stato titolare di un feudo e, dunque, non più semplice rōnin ma samurai a tutti gli effetti.
L'altro elemento ricorrente nella biografia di Rorutesu sono le battaglie. Il samurai romano avrebbe preso parte a diverse campagne militari tra il 1582 e il 1590. Il Giappone di allora stava procedendo verso l'unificazione sotto la spinta di Toyotomi Hideyoshi, a cui i Gamō avevano giurato fedeltà. Rorutesu avrebbe quindi combattuto in guerre importanti, terrorizzando i guerrieri di Tokugawa Ieyasu, durante alcuni scontri che fecero da cornice alla battaglia di Komaki-Nagakute, e devastando le fortezze degli Shimazu nel corso della spedizione punitiva contro Satsuma. Fu proprio in questa occasione che avrebbe ricevuto il nomignolo di "guerriero demone" (鬼武者) del clan Gamō. Le annotazioni seguenti sulla spedizione contro il clan Hōjō accentuano il grado di devastazione provocato dai cannoni di Rorutesu, che avrebbero causato il panico tra le fila nemiche, portato alla caduta rapida di bastioni e all'uccisione di comandanti nemici.
刀剣ワールド
九州平定
Proprio la tecnologia è al centro del racconto degli eventi militari. Rorutesu si sarebbe presentato sempre sul campo di battaglia con cannoni su affusti ruotati trainati da cavalli; i colpi esplosi avrebbero devastato i ranghi del nemico, oltre a infliggere danni ingenti alle fortezze bersaglio. Queste descrizioni fanno pensare a scene di guerre napoleoniche, più che a conflitti di samurai.
Tuttavia, la documentazione storica riporta solo un caso di impiego di armi tanto distruttive in quegli anni: l'assedio di Usugi (1586). In questa occasione, il clan Otomo oppose l'estrema difesa contro gli Shimazu usando proprio uno di questi pezzi d'artiglieria, soprannominato "distruttore di Nazioni" (国崩し).
Altri episodi, più tardi, sono quelli della battaglia di Ootsu-jō (1600) e della campagna invernale contro Osaka (1614). Per il resto, in Giappone si sono usati al massimo gli archibugi.
Appare quindi sospetto che non siano rimaste annotazioni sull'uso ripetuto di simili strumenti di distruzione da parte dei Gamō.
ニッポン旅マガシン
臼杵城・大友砲(国崩し)
Un altro mistero da chiarire riguarda il rapporto tra questo samurai italiano e i missionari. Il Compendio riporta che Rorutesu si sarebbe presentato ai Gamō senza alcuna mediazione: questo è molto strano, considerato che in quella fase storica gli unici europei in grado di interloquire con i signori della guerra locali erano i padri cattolici, in particolare i gesuiti.
I due viaggi a Roma e gli scambi con il Papa suggeriscono che Rorutesu sarebbe stato non solo cattolico, ma anche vicino alle gerarchie ecclesiastiche; eppure, non ci sono annotazioni su contatti di alcun genere con altri europei residenti nell'arcipelago. Sul web si legge che l'uomo sarebbe giunto in Giappone al seguito del missionario Organtino Gnecchi-Soldo, ma ciò non è specificato nel Compendio e quindi non è chiaro da dove venga questa informazione.
Alcuni anni dopo sarebbero approdati in Giappone viaggiatori inglesi e olandesi: costoro, essendo protestanti, non facevano proselitismo e si limitavano a fare affari con i locali senza la mediazione di figure religiose. Lo spirito intraprendente di Rorutesu lo renderebbe quindi un precursore anche nel campo diplomatico oltre che in quello militare.
International research center for japanese studies
Copia di due lettere scritte dal P. Organtino Bresciano della Compagnia di Giesu dal Meaco del Giapone
Fondamentalmente, esistono tre pubblicazioni riguardanti la storia di Rorutesu. La prima è il Manoscritto degli annali diplomatici (外交志稿) a cura dell'Ufficio degli archivi del Ministero degli Affari Esteri (外務省記録局); la seconda è Origine della tesi sulla missione diplomatica a Roma di Gamō Ujisato (蒲生氏郷羅馬遣使説の出處) di Watanabe Shujirō.
Entrambe le opere sono citate sulla pagina italiana di Wikipedia, ma nessuna delle due è stata curata da storici di professione. Il Manoscritto risale al 1884, una fase storica in cui il Giappone stava ancora assimilando le scienze occidentali, e quindi faticava a distinguere fonti attendibili da opere false. La seconda pubblicazione è del 1931, periodo di maggiore maturità accademica, ma l'autore è un insegnante di inglese privo di esperienza sufficiente per lavorare su fonti storiche di epoca medievale e pre-moderna.
Il vero studio di riferimento su Rorutesu è Sull'ambasceria a Roma da parte di Gamō Ujisato (蒲生氏郷の羅馬遣使について). Si tratta della disamina più autorevole, prodotta nel 1942 dallo storico Tsuji Zennosuke: illustre professore della Tokyo University, dove diresse l'Istituto di Storiografia, oltre che pioniere nel dipartimento di storia dell'universitàanglicana Rikkyō di Tokyo.
Tsuji ha analizzato il Compendio, sollevando seri dubbi sull'accuratezza delle informazioni riportate. L'uso sistemico dei cannoni, l'assenza del nome di Rorutesu in qualsiasi altra fonte e l'accavallamento temporale di imprese compiute in battaglie giapponesi e viaggi diplomatici in Europa sono alcuni dei problemi che Tsuji solleva. Persino l'anno di stesura del Compendio (1642) è messo in discussione dall'esperto: l'opera appartiene probabilmente a una fase molto più tarda dell'epoca Edo.
Allo stato attuale, mancano i presupposti per confermare persino l'esistenza di questo samurai italiano.
Più che raccontarci di un samurai romano realmente esistito, la fonte controversa dei Gamō sembra riflettere un bisogno narrativo successivo: quello di spiegare l’incontro tra Giappone e Occidente attraverso figure eccezionali. In questo senso, il valore del personaggio non è davvero storico quanto piuttosto culturale: la sua biografia è una costruzione che dà forma a paure, fascinazioni e ambizioni legate all’arrivo degli europei. L'analisi di Rorutesu, quindi, ci fa osservare da vicino il modo in cui la società giapponese ha rielaborato il proprio passato, colmando le lacune con racconti suggestivi e ben congegnati, e, proprio per questo, estremamente persuasivi.