Ci sono molti modi per colpire un rivale sullo scacchiere geopolitico.
Prima di ricorrere alle armi, si può tentare di indebolirlo con l'isolamento diplomatico e il blocco delle risorse. Forme di pressione i cui effetti si riversano anche sulla popolazione.
Oggi la parola "sanzioni" porta alla mente vicissitudini di Paesi come Russia e Iran, ma anche nel mondo antico ci fu chi usò leve commerciali per indebolire un rivale.
Vediamo l'esempio più celebre nella storia dei samurai: il confronto tra i clan Takeda, Imagawa e Hojo e il nodo del blocco del sale.
Axiom-Vinciworks
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Fame di mare
I tre clan protagonisti di questa vicenda rimasero alleati fino al 1568: in quell'anno i Takeda di Kai invasero il territorio Imagawa, entrando in guerra aperta contro i loro ex alleati.
Tradizionalmente si tende ad attribuire la causa del conflitto alle mire ambiziose di Takeda Shingen. Notando che gli Imagawa si erano indeboliti a seguito di una campagna militare disastrosa, il signore di Kai avrebbe deciso di colpirli per assorbire il loro dominio e ottenere uno sbocco sul mare. I Takeda controllavano solo possedimenti montuosi, limite geografico che penalizzava fortemente i loro movimenti militari e l'influenza economica del clan nella regione.
Tuttavia, accanto a questa teoria classica, esiste anche una lettura apologetica: Shingen invase perché non gli fu lasciata altra scelta. Ma per quale motivo si sentì in trappola?
(Nella foto in basso: in rosso i Takeda, in viola i territori Imagawa alla massima espansione, in verde il clan Hojo).
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徳川家康の遠江侵攻 (掛川城攻め)
Il tradimento dell'erede
Shingen fu tradito dal figlio, che tentò di rovesciarlo per salire alla guida del clan.
La ribellione fallì e il giovane morì nel 1567, dopo un periodo di prigionia. Sua moglie era figlia del signore degli Imagawa e, secondo un'interpretazione diffusa, avrebbe alimentato le sue ambizioni.
Gli Hojo, alleati sia dei Takeda che degli Imagawa, tentarono di mediare tra le due parti. Dopo uno scambio di giuramenti solenni, i Takeda ricondussero la vedova sana e salva dalla propria famiglia. Ma proprio in questo frangente, il signore Imagawa Ujizane decise di imporre ai Takeda un blocco commerciale. La merce di scambio oggetto della sanzione fu il sale: una risorsa vitale per l'epoca, soprattutto per un clan dell'entroterra.
Baidu wiki
武田義信
Dall'oceano ai calderoni
Esistevano diversi metodi per produrre il sale nel Giappone medievale, ma il più tipico era il cosiddetto 揚浜式製塩 (Agehama-shiki seien): la "Produzione del sale con il metodo della spiaggia rialzata".
Il processo era tutto manuale: si trasportava a spalle l'acqua di mare fin sopra una terrazza, dove veniva sparsa uniformemente sulla sabbia per farla asciugare al sole e al vento. La sabbia veniva poi raccolta in grandi recipienti e lavata con altra acqua marina, ottenendo così una salamoia concentrata. Questa veniva poi versata in enormi calderoni e fatta bollire per ore fino alla completa evaporazione, lasciando sul fondo un sale bianco e finissimo.
Ancora oggi nella Città di Suzu, penisola di Noto, viene impiegato questo sistema tradizionale. Per il suo profondo valore storico, il governo giapponese ha classificato l'antica tecnica come "Importante patrimonio culturale immateriale della tradizione popolare" (重要無形民俗文化財).
奥能登塩田村-能登に残る日本唯一の揚浜塩田
揚げ浜式製塩の塩づくり
毎日新聞
能登で伝統の製塩が再開 喜寿を迎えた女性社長の塩田への思い
Il dilemma Takeda
In un mondo in cui non esistevano frigoriferi o moderni strumenti di conservazione, il sale giocava un ruolo cruciale. Per il singolo individuo, così come per l'esercito in marcia, il trasporto del cibo per lunghe tratte era difficile senza adeguate scorte di sale per rallentare il deterioramento degli alimenti. Una comunità che si fosse trovata improvvisamente priva di questo bene avrebbe avuto una forte vulnerabilità negli approvvigionamenti.
Non avendo un accesso diretto al mare da cui estrarre questa preziosa risorsa, i Takeda dipendevano dal commercio. Nel momento in cui i loro stessi alleati decisero di bloccare le carovane dirette verso il loro dominio, l'innesco di una crisi economica e sociale sarebbe stato solo una questione di tempo.
Esistono documenti sporadici che testimoniano l'esistenza di un blocco imposto dagli Imagawa ai mercanti di sale. In essi non si fa mai il nome dei Takeda, ma vedendo la datazione è facile individuare il bersaglio di queste sanzioni ante litteram.
Ameba ー 桃像の観劇書付
【用語解説】 駄賃(だちん)
La controffensiva di Shingen
Shingen trascorse più di un anno cercando una via diplomatica. Alla fine, però, dovette dichiarare infranta l'alleanza. Si accordò con Tokugawa Ieyasu – il futuro shogun che in quegli anni era già ai ferri corti con gli Imagawa – e insieme sferrarono un attacco combinato, spartendosi i territori nemici con un cinismo politico degno di un accordo in stile Molotov-Ribbentrop.
La storia ci insegna che gli Hojo, contrariati dalla mossa di Shingen, si schierarono al fianco degli Imagawa, unendosi a loro volta alla campagna di boicottaggio del sale.
Alla fine, però, i Takeda ebbero la meglio: il dominio Imagawa fu inglobato e gli Hojo, costretti a subire prima un assedio alla loro base di Odawara e poi la disfatta nella battaglia di Mimasetoge, decisero di ristabilire un'alleanza con Shingen.
Così, il Signore del Kai ebbe ragione di coloro che tentarono di piegarlo usando il commercio come arma di ricatto. Conquistando le saline degli Imagawa, Shingen strappò al nemico il monopolio dell'oro bianco, mettendo il proprio clan al riparo da futuri blocchi economici.
日本経済新聞
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La leggenda dietro la storia
La delicata crisi che i Takeda si trovarono ad affrontare li vide quindi contrapposti a Imagawa e Hojo, ma si racconta che un altro clan fu coinvolto in questa vicenda: gli Uesugi del nord.
Costoro erano nemici di lunga data del signore del Kai, e avrebbero avuto tutti i vantaggi a sfruttare questa situazione per indebolire il loro rivale. Eppure, una leggenda vuole che il leader Uesugi Kenshin abbia criticato duramente il blocco di Imagawa e Hojo, spingendosi al punto di inviare mercanti del proprio dominio per rifornire i Takeda del sale di cui avevano bisogno. Kenshin avrebbe persino affermato: "Risolverò la mia contesa [con i Takeda] attraverso le armi. Non userò il sale per infliggere patimenti al nemico".
Questa vicenda viene menzionata anche nel libro di Nitobe Inazo Bushido: l'anima del Giappone. L'autore cita l'episodio come prova dell'esistenza di un codice cavalleresco in vigore anche tra samurai nemici. In verità, questa storia è probabilmente un'invenzione di epoca posteriore: non ci sono prove che Uesugi Kenshin abbia realmente sostenuto Takeda Shingen inviando la merce di cui aveva disperato bisogno. In compenso, sappiamo che gli Uesugi contattarono Hojo e Imagawa per creare un'alleanza anti-Takeda, ma grazie alle macchinazioni di Shingen questa rete non prese mai forma.
Tuttavia, la leggenda persiste con tale forza nel Giappone popolare che è stata persino coniata un'espressione: "Inviare il sale al nemico" (敵に塩を送る). Si usa per esprimere l'intenzione di "giocare pulito" nel mondo dello sport o in contesti competitivi in generale. Può anche indicare il desiderio di dare una mano al fine di migliorare i rapporti con qualcuno con cui non si va d'accordo.
伝兵水産 加工品
敵に塩を送る 焼き塩
L'eredità del blocco
La vicenda del blocco del sale dimostra come il rapporto tra destabilizzazione economica e tensione militare non sia un'esclusiva della geopolitica moderna. Nel caso preso in esame, la paralisi commerciale fu forse la goccia che fece traboccare il vaso: la dura controffensiva che seguì, permise ai Takeda di punire gli avversari e ribaltare la propria debolezza geografica conquistando l'autosufficienza nel rifornimento del sale.
A fare da contraltare a questo crudo pragmatismo è rimasta però la leggenda del soccorso di Kenshin. Pur ridimensionato dalla storiografia moderna, questo mito si è saldato nell'immaginario collettivo al punto da originare un'espressione. Chi "invia sale al nemico" compie oggi un gesto di correttezza e sportività. Un detto affascinante che ha trasformato una crisi economica medievale in simbolo di lealtà verso l’avversario: una lettura decisamente in antitesi alla logica dell’embargo.
withnews.jp
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