Nel Giappone dell'era Sengoku si combatteva per le ragioni più disparate: un conflitto poteva essere scatenato per sottrarre il raccolto ai nemici, per rispondere a una provocazione oppure per soccorrere un alleato in difficoltà.
Quelle che ci restano più impresse sono le battaglie in campo aperto, brutali ma anche piuttosto rapide; uno scontro durava solitamente mezza giornata.
Okehazama, Nagashino e Sekigahara sono solo alcuni dei nomi di celebri combattimenti di epoca medievale.
Eppure, gli eventi più ricorrenti erano gli assedi.
I samurai vivevano in fortezze costruite sulle colline, difficili da espugnare in pochi giorni.
Era quando iniziava l'assedio che si consumava il vero dramma umano. Mentre i samurai calcolavano le razioni, migliaia di innocenti venivano condannati a un supplizio atroce, pagando il prezzo di sangue di una guerra che non avevano scelto.
Vediamo un caso celebre di arrocco giapponese: l'assedio di Tottori.
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I fratelli Hashiba
Nel 1581, Tottori era un castello che sorgeva in una regione aspra del Giappone. I fratelli Hashiba stavano spingendo verso sud per distruggere il clan Mōri, rivali del loro signore Nobunaga. Durante la campagna conquistarono Tottori, ma gli abitanti del forte cedettero nuovamente alle pressioni del nemico. Ai locali non importava davvero chi fosse l'egemone: volevano solo portare avanti la loro vita quotidiana riducendo al minimo le sofferenze provocate dalla guerra.
I Mōri, tuttavia, rinforzarono la propria presenza a Tottori inviando una forza di presidio comandata da Kikkawa Tsuneie, uno dei loro generali più caparbi. Costui ruppe la tradizione di timida neutralità propria dei precedenti castellani.
Per ricatturare la posizione i fratelli Hashiba unirono nuovamente le forze: la strategia cinica che attuarono avrebbe suscitato orrore nella memoria collettiva dei giapponesi.
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Il dilemma del riso
Hashiba Hideyoshi intendeva far cadere la fortezza riducendo al minimo le perdite alleate: l'assedio si sarebbe svolto quindi come una manovra di accerchiamento volta a chiudere le vie di rifornimento. Secondo alcune fonti, inoltre, gli attaccanti avrebbero sfruttato il proprio potere economico, acquistando gran parte del riso della regione affinché Tottori non ne avesse a sufficienza per prolungare la resistenza.
Queste mosse fanno parte di un'ampia strategia definita "attacco alle provviste militari" (兵糧攻め). Venivano attuate tipicamente in occasione degli assalti ai castelli. Solo che, in questo caso specifico, le fonti non menzionano attacchi diretti, o anche solo l'invio di spie e sabotatori per danneggiare le scorte custodite all'interno. I fratelli Hashiba si limitarono a portare avanti lo scontro chiudendo i difensori dietro delle barricate e trasformando l'assedio in uno spettacolo macabro. Rimasero a guardare, immobili e in silenzio, mentre un'intera comunità scivolava lentamente nell'agonia della fame.
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戦国時代の要「兵糧」とは?最も有名な「兵糧攻め」とは?【戦国ことば解説】
La cronaca degli orrori
La fonte principale che ci narra cosa accadde è lo Shinchō Kōki (信長公記). Qui il cronista Ōta Gyūichi, ex servitore di Oda Nobunaga, racconta l'episodio a distanza di diversi anni, presentando i fatti con un crescendo di angoscia:
Gli uomini e le donne del distretto di Tottori, nella Nazione di Inaba, erano tutti fuggiti nel castello e si erano barricati. Ma i contadini e le genti di infimo rango non avevano fatto i preparativi per una lunga battaglia, e quindi cominciarono sin da subito a morire di fame.
All'inizio suonavano le campane una volta ogni cinque, e poi ogni tre giorni. A quel punto uscivano tutti fino alle barricate, prendevano le foglie strappandole dagli alberi e raccogliendole da terra e trattavano le stoppie di riso come un cibo raffinato. Quando tutto questo fu esaurito, divorarono buoi e cavalli. Colpiti dalla brina e dalla rugiada, i più deboli morivano di fame, uno dopo l'altro.
Magri e fragili come spiriti affamati, gli uomini e le donne si avvicinavano barcollanti alle barricate; ansimavano, gridando ai nostri di farli uscire e salvarli. Erano scene di tristezza e miseria che lo sguardo non poteva sostenere. Quando i nostri soldati sparavano loro addosso con i fucili, i superstiti che respiravano ancora si raccoglievano attorno ai cadaveri; si passavano le lame di mano in mano e tagliavano, tagliavano, un membro dopo l'altro. Prendevano le parti più buone, ma la più saporita sembrava fosse la testa. E allora si rubavano i crani a vicenda, qua e là, e fuggivano via.
Non c'è nulla di forte quanto la volontà di vivere, ma è anche importante imparare a perderla per ciò che è giusto.
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La metamorfosi degli affamati
Ōta Gyūichi descrive il decadimento degli assediati con cinismo inquietante. Parte con la vegetazione, dalla quale le vittime strappano quello che trovano pur di riempirsi lo stomaco. Già a questo punto hanno perso la dignità di persone, finendo costretti a nutrirsi come bestie erbivore.
Poi ci viene detto che abbattono buoi e cavalli per consumare i loro resti. Gli uomini e le donne dell'epoca erano fondamentalmente vegetariani: la carne si tendeva a evitare, anche se poi, nei fatti, c'erano molte eccezioni a questa consuetudine a seconda dell'animale di cui ci si voleva cibare. Solo un vincolo non poteva mai essere infranto: il divieto specifico di mangiare buoi e cavalli. Questi due animali servivano l'uomo nel lavoro di trasporto, e nella guerra, e andavano quindi rispettati. Nel momento in cui li si uccideva per trattarli come cibo, si stava commettendo un atto di profanazione in nome della propria sussistenza.
Ma anche sacrificando compostezza e sacralità, gli abitanti di Tottori continuano a cadere, falciati dal clima e dai proiettili.
Allora chiedono ai nemici, in un ultimo disperato tentativo, di procedere all'attacco contro il loro castellano fanatico: il desiderio di essere liberati li spinge a bruciare le loro ultime energie per strisciare fino alle barricate e cercare la complicità dei loro stessi torturatori.
Respinti brutalmente, i superstiti si avventano sui corpi ancora caldi dei caduti, dando inizio allo smembramento e al pasto conclusivo che li spoglierà completamente della loro natura umana.
Il cronista, impietoso, chiude con un'osservazione al limite tra il filosofico e l'ironico: l'istinto di sopravvivenza è indubbiamente forte, ma un uomo deve anche sapere quando bisogna abbandonare la propria vita in nome di un valore — in questo caso, la difesa della propria umanità. Un'osservazione in linea con il principio dei samurai sul sacrificio, ma che suona grottesca se a farla è un testimone che milita con coloro che hanno ridotto le vittime in quello stato.
Wikipedia - 天明の大飢饉
天明飢饉之図
Sindrome di rialimentazione
L'assedio durò quattro mesi e si concluse con la resa del castellano Kikkawa Tsuneie e degli altri comandanti del clan Mōri. Costoro commisero harakiri, liberando gli abitanti dallo stigma del "nemico". A questo punto il cronista Ōta Gyūichi cambia tono, facendosi comprensivo verso gli sconfitti:
Nel venticinquesimo giorno del decimo mese, gli assediati del castello di Tottori vennero fatti uscire sorreggendoli. I nostri ebbero tanta pena, e diedero loro da mangiare, ma più della metà di quelli si ubriacò di cibo e morì di colpo. Erano davvero magri e fragili come spiriti affamati: uno spettacolo straziante.
Gli assediati vengono soccorsi da quegli stessi uomini che, pochi giorni prima, gli sparavano contro quando raggiungevano le barricate. Continuano a esserci decessi, ma non sono più causati dalla carestia imposta, bensì dall'improvviso eccesso alimentare. Questa "ubriachezza del cibo" è il fenomeno che oggi viene definito "sindrome di rialimentazione", osservato in vittime di prigionia e denutrizione estrema anche in epoca contemporanea.
Il fatto che un assedio di mezzo millennio fa abbia prodotto conseguenze fisiche tanto simili ci rivela quanto terribili fossero gli eventi bellici del passato.
攻城団
鳥取城の写真:吉川経家公像
Anatomia di un assedio
L’assedio di Tottori è l'esempio viscerale di un modo cinico di combattere. La guerra dei samurai, tutt'altro che onorevole, era fatta principalmente di silenziose manovre di isolamento. La monumentalità delle fortezze collinari era infranta con strategie basate sulla biologia come arma per compiere il massacro. Tottori svela il volto più atroce di questa dimensione disumana: la perdita della dignità, la profanazione dei tabù più sacri, il baratro del cannibalismo e, infine, quella letale "ubriachezza da cibo" che trasforma la salvezza nell'ultimo carnefice.
Questo squarcio di cronaca medievale annulla ogni distanza temporale e culturale ricordandoci che, per gli attaccanti che avevano il tempo a proprio favore, le mura dei castelli non erano un ostacolo da superare, ma recinti di fame e logoramento entro cui osservare il nemico mentre smetteva, un pezzo alla volta, di essere umano.
*Per gli studi pubblicati su The American Journal of the Medical Sciences sull'assedio di Tottori e sulla sindrome da rialimentazione, vedi: Hyoro-zeme in the Battle for Tottori Castle: The first description of refeeding syndrome in Japan