La congiura di Mise


La congiura di Mise

In Giappone le cospirazioni portano il nome del luogo dove avvennero, non quello di chi le mise in atto.

Quella trattata in questo post è poco conosciuta, ma fu tremendamente efficace: riscrisse l'albero genealogico di un'intera famiglia.

Tutto ebbe inizio con una pace imposta.

Oda Nobunaga aveva stretto un'alleanza con il clan Kitabatake, dopo aver sperimentato la loro forza in battaglia. Convinto dall'intervento di mediatori autorevoli, decise di mettersi il passato alle spalle per trasformare i nemici in amici. La Nazione di Ise cadde interamente nelle sue mani come risultato di questa scelta. Fu deciso che il giovane figlio di Nobunaga sarebbe stato adottato dalla famiglia Kitabatake. Il patriarca Tomonori aveva tanti figli maschi, ma dovette accogliere comunque quello del suo ex rivale come gesto di buona fede.

Eppure, i buoni rapporti non erano destinati a durare.

Il 1573 fu un annus horribilis per Nobunaga: tante persone di cui si fidava ordirono trame alle sue spalle. Tra i nomi di costoro figura quello di Kitabatake.

Nobunaga non perdonava mai due volte.

Chiamò a raccolta tre vassalli fedeli a Tomonori e fece loro una proposta. Uno si tirò indietro dopo aver scoperto i dettagli del lavoro. Un altro rifiutò di sporcarsi le mani, delegando l'opera a un servitore. Il terzo, invece, accettò di barattare il proprio onore con ettari di terreno, promettendo di agire di persona.

E così, in quel sanguinoso ventiquattresimo giorno dell'undicesimo mese del quarto anno dell'era della Giustizia Celeste (天正, il 1576), avvenne la congiura di Mise.

Gli armati si presentarono al cospetto dell'ignaro Tomonari, come uomini di servizio.

E lo trapassarono con le lance e le lame, come agenti di Nobunaga.

Cercarono i figli più giovani del padrone di casa. Attraversarono la residenza irrompendo nelle stanze più interne, armi in pugno, finché non lì trovarono.

I piccoli Kamematsumaru e Tokumatsumaru avevano, rispettivamente, uno e tre anni.

La residenza fu circondata dai samurai. Alcuni erano fedeli a Nobunaga, altri erano stati comprati con le sue ricompense.

I figli più grandi di Tomonari si trovavano al castello di Tamaru quel giorno. Il terzogenito di Nobunaga, loro fratello acquisito, li aveva invitati per un pranzo.

I pugnali calarono su di loro prima che il pasto fosse concluso.

Gli altri membri del clan morirono nei disordini che seguirono, senza opporre una vera resistenza. Fu un massacro, non una battaglia. Solo il primogenito di Tomonari venne catturato vivo. Lui, fra gli uomini, fu quello che soffrì più di tutti: costretto a trascorrere i suoi ultimi anni di vita nell'impotenza, conscio di aver perso i propri cari.

Ma i Kitabatake non scomparvero. Nobunaga risparmiò anche la figlia di Tomonari, sua nuora da diversi anni. Ora che il vecchio sangue era stato drenato, ella avrebbe aiutato gli Oda a inondare Ise con il loro. Secondo varie fonti, la donna generò un figlio con il carnefice dei suoi fratelli, assicurando una nuova linea di successione alla propria famiglia estinta. Secondo altri racconti, prima che questo accadesse, ella si tolse la vita sopraffatta dal dolore.

In ogni caso, sulla tragedia di Mise era calato il sipario.